Sull’etimo di un trivialismo

Il triviale frégna figura, nella lessicografia contemporanea, come dialettalismo, romanesco (GraDIT[1], GDLI[2]) o di area centrale (Zingarelli[3], DEI [«non originaria della Toscana»][4]). Differiscono Boggione e Casalegno, che ritengono la voce «di origine centromerid[ionale], ma attualmente diffusa in tutta la penisola»[5]. In realtà la prima attestazione lessicografica del sostantivo risale alla seconda edizione del Vocabolario della Crusca (1623): «Frigna, e fregna – Natura della femmina. Pataff. E con singhiozzo la frigna spacciommi».

Dopo quella del Pataffio[6], databile alla seconda metà del Trecento (sempre che sia valida l’attribuzione dell’opera a Franco Sacchetti)[7], tre occorrenze si registrano nel veneziano quattro-cinquecentesco: «Tanto la frigneta si stropicia»[8];  «non si menasse la frigna col dito»[9]; «Tutte le donne è da ben, ma le fregne son putane»[10]. Coeve a quest’ultima sono le tre attestazioni tolte dalla prosa dell’Aretino, con e chiusa: «Dui dì fa, passando per piazza, mi fermai a vedere una cagnoletta in frega che avea due dozzine di cagnoletti tratti allo odore della fregna sua, tutta enfiata e sì rossa, che parea di corallo che ardesse […]»[11]; «[…] i visi, i petti, le pocce, le spalle, i corpi, le fregne e le natiche […]»[12]; «L’ottavo dunque è quando l’uomo abbraccia la donna e le tienne il petignone, e si chiama a tocca-fregna»[13]. Il vero e proprio trionfo letterario, con la conseguente caratterizzazione dialettale del vocabolo, si ha nei sonetti del Belli[14], dove la parola ritorna ben trentatré volte, in senso sia letterale[15] sia traslato[16].

Perfino l’epistolario leopardiano attesta un’accezione neutra: «Mi rallegro della tua scoperta, ed ammiro le tue  fregne […]» (Carlo Leopardi, 7 marzo 1823)[17]; il medesimo significato si registra nel teatro di Dario Fo («Il garage di tutte le tue fregne»[18]). Nel veneziano moderno, a fregna si affianca l’intensivo sfrigna[19]; anche nel milanese si registra frigna[20]; il ticinese frigna «fessura d’un sasso dalla quale scaturiscono acque» (VEI)[21] sembra una variante del noto fessa, che può significare ‘vagina’. La variante con e aperta si ritrova in alcuni dialetti salentini[22].

Nessuna delle proposte etimologiche finora formulate risulta soddisfacente: non serve scomodare il latino frendere ‘stringere, digrignare i denti’ per spiegare fregna ‘boccaccia, apertura’[23], che è un semplice traslato; nonostante l’omofonia, non si capisce il nesso con il romagnolo frégna ‘pietra refrattaria del colore e della durezza del ferro’ (da *ferrinea[m], sott. petram)[24]; intellettualistiche e foneticamente incongrue le derivazioni dal greco phrén phrenós «diaframma» o dal latino frenum ‘cosa che trattiene’[25]; lo stesso dicasi per l’eufemismo che il Tommaseo traeva dal greco physis ‘natura’ («come Frombola e Tromba da Tuba e da Funda»[26]); da ultimo, anche l’omofonia con il comasco frigna «Buco, Fessura profonda in un sasso»[27], la cui trafila fonetica settentrionale (da fragina) presupporrebbe un antico prestito nei volgari mediani di dubbia spiegazione[28].

A partire dal latino volgare *fringia(m)[29], retroformazione da frĬngilla(m)[30], sentito come diminutivo[31], si può arrivare a frégna o a frigna (con anafonesi): analogamente axŬngia(m) > it. sugna, romanesco assógna; congiu(m) > it. cógno o cògno; spŌngia(m) > it. spugna[32], napoletano spogna. La metafora della ‘fringuella’ si aggiungerebbe ad altri traslati di àmbito ornitologico indicanti i genitali femminili: calandra, cuccoletta, grignàppola/grignapàpola, pennuto, rondine, nonché il più diffuso passera[33]. Si noti che il maschile fringuello allude al pene nell’Aretino e nel Belli[34]; forse anche l’esempio citato dalla seconda Crusca (s. Fringuello)[35], tolto dal Pataffio (5.70), potrebbe avere un senso osceno: E’ sta col guazza-buglio e cco’ fringuegli (5.70)[36].

In ultima analisi, si consideri che la mediocre fortuna di frégna (dal fiorentino trecentesco ai dialetti settentrionali fino al romanesco belliano) rispetto al concorrente fica/figa è attribuibile all’occultamento della metafora, da cui discende una maggiore ostilità censoria. Detto altrimenti, se l’allusione eufemistica non è percepita, la parola è meno accettabile (ad es., potta e cazzo).    

 


[1] Tullio De Mauro, Grande dizionario italiano dell’uso, Torino 2000, s. v.

[2] Grande dizionario della lingua italiana, fondato da Salvatore Battaglia, Torino 19612002, s. v.

[3] Nicola Zingarelli, Lo Zingarelli 2009, Bologna 2009, s. v.

[4] Carlo Battisti e Giovanni Alessio, Dizionario etimologico italiano, Firenze 1948-1957, s. frégna.

[5] Valter Boggione-Giovanni Casalegno, Dizionario storico del lessico erotico italiano, Milano 1999, 3.11.

[6] Franco Sacchetti, Il Pataffio, ed. crit. a cura di Federico Della Corte, Bologna 2005, 4.25. Il curatore parafrasa, con una certa pruderie: «Ma lei mi si diede fra i rutti di sazietà» (p. 60).

[7] Vd. Federico Della Corte, Proposta di attribuzione del Pataffio a Franco Sacchetti, «Filologia e critica», XXVIII (2003), pp. 41-69.

[8] Il Manganello. La reprensione del Cornazano contra Manganello, a cura di Diego Zancani, Exeter 1982, 5.16.

[9] Ivi, 7.12. Si aggiunga che a 7.26, dove Zancani legge figa, la stampa del 1530 ha fregna.

[10] Opera quale contiene le Dieci Tavole de proverbi, sententie, detti, & modi di parlare, Torino 1535 (anastatica a cura di Manlio Cortelazzo, Vicenza 1995), cit. da Manlio Cortelazzo, Dizionario veneziano della lingua e della cultura popolare nel XVI secolo, Padova 2007, s. Fregna.

[11] Pietro Aretino, Ragionamento e dialogo, a cura di Nino Borsellino e Paolo Procaccioli, Milano 1984, Ragionamento, Antonia e Nanna, Giornata prima.

[12] Ivi, Dialogo, Seconda giornata.

[13] Id. (?), Il Piacevol Ragionamento de l’Aretino. Dialogo di Giulia e di Maddalena, a cura di C. Galderisi ed E. Rufi, Roma 1987, p. 98.

[14] Giuseppe Gioachino Belli, Poesie romanesche, ed. crit. e commentata a cura di Roberto Vighi, 8 voll., Roma 1988-1991.

[15] Quer commido der cazzo e de la freggna (182 [La frebbe, 6 ottobre 1831] 5); l’acqua che cce se laveno la freggna (224 [L’acqua rumatica, 23 ottobre 1831] 14); pe ffà rride la freggna che l’ammazza (250 [Er cucchiere for der teatro, 28 settembre 1831] 8); cazzo e ffreggna je sta [agli ermafroditi] ccas’e bbottega (324 [Li Manfroditi, 9 gennaio 1832] 7); Come la fregna e ’r domminumzuddigno (354 [Er terramoto de venardì. 4°, 19 gennaio 1832] 4); co ’na vojja de cazzo in zu la fregna (473 [Le vojje de gravidanza, 22 novembre 1832] 14); de discìde sur cazzo e ssu la freggna (547 [La quarella d’una regazza] 14); fregna, fica, sciavatta, chitarrina (560 [La madre de le Sante, 6 dicembre 1832] 8); E accusì in dua se litica una freggna (637 [La donna liticata, 21 dicembre 1832] 12); bona la castità, mmejjo la freggna (640 [Le cose create, 21 dicembre 1832] 7); cqua cciò ddu’ freggne auffa, una pe mmano [alludendo alla masturbazione] (668 [Cazzo pieno e ssaccoccia vota] 14); da stipolà strumenti de la freggna [N.d.A.: «Fuor di questa circostanza, le tre ultime parole s’userebbero in via di ripieno, per modo di cruccio»] (752 [La serva e l’abbate, 16 gennaio 1833] 14); Nu le scibba mïòdine ste freggne (786 [Ciancarella, 19 gennaio 1833] 12); Sarebbe com’a ddì: «Vostra sorella / lo pijja ne la freggna e nne la fica (1136 [Rom’antich’e mmoderna, 23 marzo 1834] 14); Che ddiferenza sc’è rriguardo a mmojje / da la freggna latina a cquella grega? (1501 [In vino veribus, 3 aprile 1835] 13-14); la freggna de la serva de Pilato (2168 [La bbirbata der Curato, 27 aprile 1846] 6); Poi, sce so ttante bbelle parolacce! / Di’ ccazzo, ffreggna, bbuggera, cojjoni (232 [Primo, nun pijjà er nome de Ddio invano, 12 novembre 1831] 9-10).

[16] «Capriccio» (N.d.A.): Chi lo sa cc’antra fregna j’ha ppijjata? (268 [Chi s’impicca se spicca, 24 novembre 1831] 3). ‘Cosa spiacevole, fastidio, disgrazia’: sta freggna de l’inferno e dder Vicario (269 [L’ordegno spregato, 24 novembre 1831] 14); che sta fregna [N.d.A.: «Abitudine molesta; insulto; avvenimento spiacevole, ecc. ecc.»] finisce co lo schioppo (565 [La cojjonella, 7 dicembre 1832] 11); ma ccosa ha dda fà er Papa co sta freggna [N.d.A.: «Flagello»] / de debbiti, de smosse e dde delitti (683 [Lo stato de lo Stato, 28 dicembre 1832] 2-3). ‘Discorso’: In ogni freggna [N.d.A.: «In ogni discorso»] sce mettete un pezzo / der vostro (741 [Lui!, 14 gennaio 1833] 3-4). ‘Donna’: e cquella santa freggna de su’ madre (155 [Li cancelletti, 2 ottobre 1831] 11). ‘Lussuria’: Tutto cqua sse priscìpita in eterno / ner pozzo de la gola e dde la freggna (1050 [La Cassa der lotto, 10 gennaio 1834] 13-14). ‘Sciocchezza’: Tutte ste freggne [N.d.A.: «Sciocchezze»], com’ha ddetto er frate, / s’annaveno a ffà fotte da se stesse (728 [La riliggione vera, 12 gennaio 1833] 5-6). ‘Tipo, razza’: si cche ffreggne de grilli [N.d.A.: «Razza di capricci»] s’aritrova (485 [La vecchia pupa, 25 novembre 1832] 10). Come complemento di qualità, in senso spregiativo (‘dei miei stivali’): de scinque tribbunali de la freggna (546 [Er carrettiere de la legnara, 4 dicembre 1832] 4); Che bbelle scuse de la freggna! (664 [Mamma scrupolosa, 25 dicembre 1832] 5). Interiezione: freggna! quant’antri Papi e Ccardinali! (1379 [Li Monni, 9 dicembre 1834] 13). In quattro casi pare ravvisabile una fantasia di castrazione sotto forma di contumelia: dateje vin de fregna [‘urina femminile’] che lo scanna (139 [Le bbevanne pe llui, 30 settembre 1831] 7); che ccercate? La freggna che vve scanni? (751 [Er prete, 15 gennaio 1833] 13); Ce se va cco la freggna che vve scanni (2030 [Er regazzo de bbottega, 9 agosto 1843] 11); Che vve dole? la freggna che vve scanna? (2134 [Le lettanìe der viatico, 31 marzo 1846] 8).

[17] Giacomo Leopardi, Epistolario, a cura di Franco Brioschi e Patrizia Landi, Torino, 1998.

[18] Dario Fo-Franca Rame, Le commedie di Dario Fo, XI, Torino 1997, p. 156.

[19] Vd. Giuseppe Boerio, Dizionario del dialetto veneziano, Venezia, 1829, s. Fregna.

[20] Vd. Cletto Arrighi, Dizionario milanese-italiano col repertorio italiano-milanese, Milano 1896, s. v.

[21] Angelico Prati, Vocabolario etimologico italiano, Milano 1970, s. Frigna.

[22] Vd. Gerhard Rohlfs, Vocabolario dei dialetti salentini, I, Monaco 1956, p. 244 (frègna a Francavilla Fontana e a Ostuni, frègnә a Martina Franca).

[23] Napoleone Caix, Saggio sulla storia della lingua e dei dialetti d’Italia. Con un’introduzione sopra l’origine delle lingue neolatine, Parma 1872, p. 144.

[24] Vd. DEI, s. frégna1 e frégna2. Così anche Gennaro Vaccaro, Vocabolario romanesco-belliano e italiano-romanesco, etimologico, lessicale, grammaticale, fraseologico, dei proverbi e modi proverbiali, dei sinonimi e degli opposti, Roma 1969, s. Frégna: «tardo lat. ferrinea, ‘ferrigna’, forse a causa del colore».

[25] Gianfranco Lotti, Dizionario degli insulti, Milano 1984, s. fregnóne.

[26] Niccolò Tommaseo-Bernardo Bellini, Dizionario della lingua italiana, Roma-Torino-Napoli, 1861-1879, s. Frigna.

[27] Vocabolario dei dialetti della città e diocesi di Como, a cura di Pietro Monti, Milano, Soc. Tip. de’ Classici Italiani, 1845, p. 87.

[28] Si aggiunga che il ladino centrale frëna non è impiegato nell’accezione oscena (vd. Etymologisches Wörterbuch des Dolomitenladinischen, a cura di Johannes Kramer, III, Amburgo, Buske, 1990, p. 324).

[29] Da *fringiu(m) potrebbero derivare il ladino flinch e il calabrese spìngiu («Il fringuello comune, che noi chiamiamo spingiu» [Giovanni Antonio Carbone, L’olivo e l’olio, modo di migliorarne la coltivazione e la qualità nella provincia di Reggio Calabria, Napoli 1889, p. 184]), che s’incrocia con il greco spiza.

[30] La palatalizzazione della velare sonora davanti a vocale palatale risale al V-VI sec. dell’era volgare: vd. Arrigo Castellani, Sulla formazione del tipo fonetico italiano, in Id., Saggi di linguistica e filologia italiana e romanza (1946-1976), I, Roma 1980, p. 122. Anche il lat. volg. *sagium/sagiam (da cui il fr. saie e l’it. saio/saia) andrebbe spiegato non a partire dal class. sagum, bensì come retroformazione dal diminutivo *sagillum. Infine si aggiunga il fatto che fringia andava ad aggiungersi ad altri nomi d’uccello in –ius/-eus: charadrius, chloreus, circanea, gavia, herodius, vulturius.

[31] Si vedano bòro da burino (Maurizio Dardano, Roma e il suo territorio: lingua, dialetto e società, Roma 1999, p. 232); bacchetta < *baccus < bac(c)ulum (DEI, p. 104); sfènda da sfendone (De Mauro).

[32] «Quanto all’anafonesi dinanzi a ŋ, i due esempi axǓngia sugna e spongia spugna ci permettono d’affermare ch’essa deve esser cominciata prima che il nesso ngĮ si palatalizzasse in o in n’n’» (Castellani, I, p. 86).

[33] Vd. Boggione-Casalegno, op. cit., 3.4.1.

[34] Ivi, s. Franguèllo.

[35] «Uccelletto noto. Latin. Fringilla. Pataff. E sta con guazzabugli, con fringuelli: altramenti detto Pincione». Dal lat. tardo pincione(m) derivano il fr. pinson, lo sp. pinzón, l’it. pincione, il senese sfincione, il siciliano pinsuni.

[36] «Lui sta in mezzo al casino, e coi ragazzoni […]» (Sacchetti, op. cit., p. 64).

LUIGI SPAGNOLO

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